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Una STORTA ALLA CAVIGLIA ... attenzione a non sottovalutarla!!

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Quante volte a noi medici capita, nella pratica quotidiana, di sentire un paziente che si lamenta di un dolore alla schiena comparso ormai da diverse settimane, che aumenta di giorno in giorno, e che non sembra possa essere collegato a sforzi fisici o traumi. Il tutto in assenza di patologie pregresse e con esami diagnostici negativi.

Andando poi a scavare, il paziente ricorda che, diversi mesi prima, ha subito una piccola storta, magari camminando in montagna o più semplicemente scivolando sul bordo del marciapiede.

Ecco la storta alla caviglia, o meglio, la DISTORSIONE dell'ARTICOLAZIONE TIBIO-TARSICA (T.T) rappresenta l'infortunio più comune tra gli sportivi ma, come abbiamo visto, può capitare nella vita quotidiana di ognuno di noi, proprio a causa della natura stessa dell'articolazione della caviglia: essa infatti si trova a sopportare il carico della gran parte del corpo. distorsione

Le distorsioni t.t. più frequenti sono quelle in cui a cedere è la parte interna del piede (distorsione da inversione) con conseguente sovraccarico sulla parte laterale della caviglia: le conseguenze possono essere apparentemente minime o portare a lesioni, stiramenti o rotture della componente capsulo-ligamentosa o addirittura a fratture delle ossa di piede e caviglia stessa.

Nell'ambito delle distorsioni si possono quindi distinguere 3 gradi di lesione: si va dal lieve gonfiore alla caviglia edematosa, molto dolente e che non consente il carico, né tanto meno, la deambulazione.

Nei casi più "sintomatici" il percorso diagnostico e terapeutico risulta evidente.

Una volta esclusa la frattura (fondamentale eseguire una RX!) si mettono in atto le normali procedure per ridurre dolore e gonfiore, per poi rieducare caviglia, piede (e testa...) del paziente al ritorno alle normali attività di vita quotidiana o alla pratica sportiva.

Nei casi più lievi capita, come abbiamo detto precedentemente, di sottovalutare la classica STORTA, con il risultato che il paziente adotti inconsapevolmente dei meccanismi di compenso per continuare a far "lavorare" la caviglia infortunata.

Ciò porta a sovraccaricare la caviglia opposta (o controlaterale) oppure le ginocchia o la colonna vertebrale, con conseguenze non irrilevanti a livello posturale, che comportano, a lungo andare, problematiche ben più complicate da gestire e correggere.

NON FATE QUEST'ERRORE!

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